Volatilità, aspettative e AI: cosa sta agitando i mercati in queste ore.
Data pubblicazione: 19 novembre 2025
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In queste ore il tema dominante sui mercati è uno solo: la paura di uno scoppio della “bolla AI”. Con la trimestrale di Nvidia attesa per stasera e i telegiornali che hanno già iniziato a usare titoli allarmistici, il rischio – come spesso accade – è che il rumore sovrasti l’analisi. Proprio per questo vale la pena osservare cosa mostrano i dati, perché raccontano una storia più articolata rispetto alle narrazioni che circolano.
Il confronto tra Nasdaq Composite e Nasdaq 100: dove si sono accumulati gli eccessi.
Per capire il momento attuale bisogna partire da un grafico interessante:
- Il Nasdaq Composite, che raccoglie oltre 3.300 titoli di qualità e dimensioni molto differenti
- Il Nasdaq 100, che rappresenta i 100 colossi tecnologici più solidi e strategici nell’economia dell’intelligenza artificiale

Per buona parte dell’anno il Composite ha sovraperformato i giganti del settore, trainato dall’ascesa di centinaia di società più piccole che si sono agganciate alla narrativa dell’AI senza avere strutture, ricavi o modelli di business coerenti. In alcuni casi le performance hanno assunto proporzioni estreme, superando il 7.000% in dodici mesi: è il tipo di movimento che segnala un eccesso speculativo evidente, più che un trend sostenibile nel tempo di costruzione razionale di valore.
Da qualche settimana, non a caso, la curva si sta normalizzando:
- la forza relativa del Composite si indebolisce
- molte delle società che avevano beneficiato degli eccessi stanno restituendo una quota rilevante dei guadagni accumulati
- la curva sta tornando su livelli più coerenti con i fondamentali
Questo processo ha alimentato l’idea di un possibile scoppio della “bolla AI”.
Il confronto tra S&P 500 e S&P 100: la parte del mercato che non è in bolla.
Il quadro, però, cambia quando si guarda ad altri indici. Il confronto tra S&P 500 e S&P 100 mostra una situazione molto diversa: all’interno dell’S&P 500 le società di dimensioni più contenute continuano a fare peggio dei 100 titoli più grandi e più solidi. È un comportamento che non coincide con quello tipico di una bolla generalizzata. In contesti di euforia diffusa, infatti, tendono a salire anche le aziende meno strutturate, come avvenne alla vigilia del 2000. Ed è qui che nasce il parallelo – spesso affrettato – con la bolla Dot-com del 2001.
Il paragone con la bolla Dot-com del 2001: perché oggi è diverso.
È inevitabile che in questi giorni tornino i paragoni con la bolla Dot-com ma è importante cogliere una differenza essenziale.
Nel 1999-2000:
- la speculazione era diffusa su tutto il comparto tech, incluse le grandi aziende dell’epoca;
- molte società non avevano ricavi né modelli di business;
- anche le aziende più grandi non presentavano la solidità finanziaria e industriale degli attuali leader dell’AI;
- gli investitori acquistavano “idee”, non fatturati.
Oggi la fotografia è diversa:
- gli eccessi riguardano una fetta circoscritta del mercato, soprattutto titoli minori;
- le mega cap dell’AI generano ricavi, utili, cassa, e investono in infrastrutture reali;
- gli indici principali non mostrano alcuna euforia sistemica.
Questo non significa che non vi siano rischi, né che l’AI sia immune da correzioni anche profonde, soprattutto se si dovesse appurare che i ricavi generati dall'AI sono inferiori rispetto a quanto ci si aspetta a fronte dell'ingente mole di investimenti realizzati dai giganti del tech. Significa, semplicemente, che il paragone con il 2001 è parziale e va contestualizzato.
Cosa aspettarsi allora? Non inseguire il rumore ma prepararsi alle opportunità.
È quindi naturale chiedersi cosa aspettarsi. La risposta più corretta - onesta e sincera - è che è impossibile dirlo, il quadro resta aperto. La reazione alla trimestrale di Nvidia, il sentiment di mercato e le politiche monetarie potranno determinare movimenti anche significativi nel breve periodo ma non esiste alcuna certezza sulla direzione che prenderanno gli indici. Ciò che possiamo affermare, invece, è che i dati non mostrano una bolla sistemica simile a quella del 2000, bensì la correzione di un segmento molto speculativo.
In contesti come questo la pianificazione conta più delle previsioni. La volatilità può essere fonte di rischio ma può trasformarsi in un’opportunità qualora il mercato reagisse in modo eccessivamente emotivo. Non occorre semplificare la realtà né rassicurare oltre misura: basta guardare i dati con lucidità, mantenere la rotta e farsi trovare pronti ad agire se nei prossimi giorni o settimane dovessero emergere punti di ingresso interessanti.
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