Mercati in crisi: le cause e le 5 regole da tenere in mente.
Data pubblicazione: 06 aprile 2025
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La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata da forti turbolenze sui mercati azionari globali che hanno registrato sedute molto negative, in particolar modo nelle giornate di giovedì e venerdì. Gli indici azionari statunitensi hanno registrato ribassi marcati: il Nasdaq ha perso oltre il 6% entrando in fase “orso”, l’S&P 500 quasi il 6%, Francoforte il 4.95%, Parigi il 4.26%, Londra il 4.95% mentre in Italia l’indice FTSE MIB ha ceduto oltre il 6,5% azzerando i guadagni di inizio anno.
Tre i motivi principali che hanno appesantito le perdite:
- La guerra dei dazi commerciali scatenata dal Presidente americano Donald Trump non accenna a placarsi ed anzi, dopo lo show del Liberation Day alla Casa Bianca, si estende a tutti i Paesi, a cominciare dall’Europa. La strategia di Trump è quella di alzare ulteriormente la posta per poi costringere i partner commerciali ad accordi bilaterali, commerciali e finanziari sul debito USA, più convenienti per l’America.
- La Cina, per tutta risposta, non si è fatta intimorire ed ha rilanciato imponendo tariffe aggiuntive del 34% sui prodotti USA a partire dal 10 aprile. Una decisione che ampliato i timori degli operatori sull’inasprirsi di una guerra commerciale globale che porterebbe tutti verso una recessione economica. Una prospettiva confermata dal crollo del prezzo del petrolio, affondato ai minimi da quattro anni (65.18$), con un calo così violento registrato solo ai tempi del Covid o della Grande crisi finanziaria del 2008.
- Il Presidente della Federal Reserve americana, Jerome Powell, in merito alla riduzione del costo del denaro ha detto che “non ha bisogno di avere fretta” (con il taglio dei tassi d’interesse), confortato da dati positivi sul mercato del lavoro e preoccupato dai timori di una ripresa dell’inflazione a causa delle politiche di Trump.
In sostanza, i mercati sono sempre più timorosi che la guerra commerciale scatenata da Trump porti l’economia americana e quella globale verso una recessione economica. Questo spiega anche l’allargamento dello spread Bund-Btp passato da 112 a 122 punti: se l’economia frena e lo scenario globale si complica, i Paesi maggiormente esportatori (come l’Italia) e maggiormente indebitati (come l’Italia) rischiano di soffrire di più. Gli investitori, quindi, preferiscono asset più sicuri (cosiddetto flight to quality), motivo per cui vendono Btp ed acquistano Bund tedeschi.
È naturale, quindi, che molti investitori si sentano disorientati e si domandino cosa fare in questo contesto. La risposta non è reagire impulsivamente ma tornare ai fondamentali. Per questo, è importante ricordare alcuni principi guida che ogni investitore dovrebbe tenere a mente, semplici ma non banali:
1° I mercati crescono oscillando: il comportamento dei mercati finanziari non è mai lineare. Le correzioni fanno parte del ciclo naturale dei mercati: sono normali, ricorrenti e necessarie. Secondo i dati di JP Morgan, dal 1980 a oggi l’S&P 500 ha registrato in media un drawdown massimo annuo del 14%, pur chiudendo in positivo circa il 75% delle volte. Dirsi "questa volta è diverso" è un errore comune. In realtà, ogni correzione è accompagnata da motivazioni diverse ma la dinamica è sempre la stessa: panico iniziale, stabilizzazione e successiva ripresa. Se l'S&P 500 dovesse perdere gli ultimi 160 punti che lo separano da un bear market, saremmo davanti al 3° mercato orso in 5 anni: 2020, 2022 e 2025. Quanti all'inizio dellla pandemia da Covid-19, quando il mondo moderno chiudeva, le strade erano deserte e i mercati crollavano, si dicevano "questa volta è diverso" (e in effetti era una novità assoluta)? Eppure da allora e per i cinque anni successivi - cinque anni, non trenta! - le borse mondiali hanno guadagnato il 41%, più dell'8% annualizzato nonostante la crisi pandemica, le guerre, una crisi energetica, l'iperinflazione, l'aumento dei tassi d'interesse più violento e repentino della storia (nel gradico, l'indice MSCI World).

2° Concentrarsi sugli obiettivi di lungo periodo: ogni strategia di investimento efficace nasce da un presupposto fondamentale: la chiarezza sugli obiettivi personali e la coerenza tra questi e l’orizzonte temporale scelto. Che si tratti di costruire un capitale per la pensione, garantire l’istruzione ai figli, acquistare una seconda casa o semplicemente proteggere e far crescere il proprio patrimonio, è l’obiettivo che deve guidare ogni scelta di investimento, non l’andamento del mercato nell’ultima settimana. I mercati sono imprevedibili nel breve termine ma più prevedibili nel lungo. Nel breve, i movimenti sono spesso caotici, dettati da emozioni collettive, news improvvise, dati economici contrastanti ma nel lungo periodo, i fondamentali tendono a prevalere. La crescita economica globale, l’innovazione, l’espansione delle imprese e il progresso tecnologico sono i motori che, storicamente, hanno spinto i mercati azionari a generare rendimenti positivi nel tempo. Un esempio concreto: se avessimo investito 100.000 euro nell’indice MSCI World all’inizio del 2009 — dopo il crollo dei mercati causato dalla crisi finanziaria globale — oggi, nonostante la pandemia, l’inflazione e le varie guerre, avremmo più che triplicato il capitale. È per questo che Warren Buffett, uno dei più noti investitori al mondo, ha sempre sostenuto: “Il mercato è uno strumento per trasferire denaro dagli impazienti ai pazienti.”

3° Calma e sangue freddo, non vendere nel panico: vendere nei momenti di discesa equivale a cristallizzare le perdite e rinunciare alle potenziali risalite che, storicamente, seguono sempre le fasi di calo. Un’analisi di Fidelity mostra che i migliori giorni del mercato si verificano spesso subito dopo i peggiori. Perdersi anche solo i 10 migliori giorni in un decennio può compromettere seriamente la performance complessiva del portafoglio come illustrato nel grafico seguente che mostra il rendimento ottenuto da un investitore che ha costantemente investito nel mercato azionario globale nel periodo compreso tra il 30/01/2015 e il 31/01/2025 rispetto agli investitori che in questo periodo hanno perso le migliori 10, 20, 30 o 40 giornate di contrattazione:

Alle stesse conclusioni è giunta un'analisi di JP Morgan Asset Management secondo cui un investitore che, tra il 2003 e il 2022, fosse rimasto sempre investito nell’S&P 500 avrebbe ottenuto un rendimento medio annuo del 9,8% mentre se avesse perso anche solo i 10 migliori giorni di mercato — che spesso seguono immediatamente i ribassi — avrebbe dimezzato il rendimento al 5,6%. Eppure, nonostante le evidenze dei numeri, resta sempre attuale la massima di Buffet secondo cui "il mercato azionario è l’unico negozio da cui la gente scappa quando ci sono i saldi".
4° Diversificazione, la miglior protezione contro la volatilità: un portafoglio ben diversificato è come un buon sistema immunitario: non evita l’influenza ma la rende più gestibile. Diversificare significa combinare asset class differenti — azioni, obbligazioni investment grade, liquidità, oro — in modo da ridurre la volatilità complessiva e avere strumenti flessibili da utilizzare nei diversi contesti di mercato. Ad esempio, in una fase come quella attuale, le obbligazioni di qualità (come i Bund tedeschi o le corporate solide) tendono a reggere meglio, proprio come sta accadendo in queste settimane in cui la discesa dei rendimenti sta spingendo al rialzo i prezzi delle obbligazioni governative e corporate di qualità. Anche l’oro funge spesso da bene rifugio mentre i comparti monetari possono diventare una riserva utile per mediare gli acquisti azionari in momenti di debolezza del mercato.
Del resto, il concetto di diversificazione è uno dei pilastri della gestione professionale degli investimenti reso celebre dal premio Nobel per l’economia Harry Markowitz attraverso la sua Modern Portfolio Theory (1952). Secondo Markowitz, il rischio di un portafoglio non dipende dalla somma dei rischi dei singoli strumenti ma dal modo in cui questi strumenti si muovono in relazione tra loro — cioè dalla loro correlazione. In pratica, combinando asset finanziari che non si muovono all’unisono, è possibile ottenere un portafoglio che:
- abbassa la volatilità complessiva
- mantiene invariato (o quasi) il rendimento atteso
- ottimizza il rapporto rischio/rendimento.
È un concetto controintuitivo ma potente: aggiungere un asset più “prudente” o decorrelato non serve solo a proteggere nelle fasi di discesa ma può migliorare l’efficienza complessiva del portafoglio. Questa è la base scientifica su cui si fonda ogni portafoglio ben costruito: non scommesse su un singolo titolo o mercato ma combinazioni ragionate di asset class complementari, in grado di attraversare con resilienza anche le fasi più complesse.
5° L’investitore intelligente è razionale, non emotivo: ogni discesa dei mercati è anche un’opportunità. La differenza tra un investitore comune e uno realmente consapevole non sta nella capacità di prevedere il mercato ma nella capacità di mantenere lucidità e metodo anche nei momenti più difficili. Chi affronta le fasi di volatilità con razionalità — restando investito e cogliendo l’opportunità di acquistare a prezzi più bassi — costruisce un vantaggio nel tempo. Riducendo il prezzo medio di carico, si migliora infatti la potenziale performance futura del portafoglio. Questa strategia si fonda su due principi solidi:
- Le inefficienze di breve periodo, spesso amplificate da fenomeni come l’effetto gregge, dagli algoritmi di trading che scatenano vendite automatiche al raggiungimento di certi livelli di prezzo e dalle margin call che obbligano a liquidare posizioni, generano ribassi rapidi e spesso ingiustificati rispetto ai fondamentali.
- La crescita dei mercati nel lungo periodo è il riflesso della crescita dell’economia globale: quando l’economia cresce, aumentano i consumi, si investe in innovazione, le aziende espandono i propri ricavi e, di conseguenza, crescono anche gli utili. Poiché il valore di un’azione è determinato proprio sulla base degli utili attesi futuri, una crescita sostenuta degli utili nel tempo porta inevitabilmente a una crescita del mercato azionario. Chi investe in modo coerente partecipa a questo progresso: beneficia dell’espansione dell’economia globale, dello sviluppo tecnologico, della digitalizzazione e dell’aumento della produttività delle imprese. Non si tratta solo di “sperare” che il mercato salga ma di essere consapevolmente "soci" del sistema economico globale, in grado di intercettare valore e crescita nel tempo. Nel grafico, ad esempio, tratto da un'analisi di Fabio Cappa di Raffaisen AM, è nitidamente riportata la perfetta correlazione tra la crescita del PIL USA e quella dell'indice S&P 500 rappresentativo delle 500 maggiori aziende americane per capitalizzazione di borsa:

In sintesi, l’investitore intelligente non si lascia condizionare dal rumore di fondo ma sfrutta la volatilità con disciplina, trasformandola in occasione di crescita per il proprio capitale.
Conclusioni: ora è il momento di osservare con lucidità.
Le fasi di volatilità, per quanto spiacevoli, fanno parte della natura dei mercati finanziari. Non sono un’anomalia, ma una componente fisiologica del percorso di crescita dei capitali nel tempo.In questi momenti, più che ascoltare il rumore di fondo, è importante rimanere focalizzati su principi solidi, come quelli che abbiamo appena esaminato:
- comprendere che i mercati crescono oscillando
- mantenere la rotta verso i propri obiettivi di lungo periodo
- agire con calma e razionalità
- costruire un portafoglio ben diversificato
- cogliere le opportunità che nascono dal disordine, senza farsi travolgere dalle emozioni
Non servono previsioni o soluzioni straordinarie. Servono conoscenza e metodo.
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