Cosa sta scuotendo i mercati? Le cause dietro l’incertezza.
Data pubblicazione: 11 marzo 2025
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Nelle ultime settimane, i mercati finanziari stanno attraversando una fase di significativa turbolenza. L'incertezza domina tra gli investitori, alimentata da una combinazione di fattori macroeconomici, geopolitici e commerciali. Dazi, timori di recessione, politiche monetarie oscillanti e tensioni internazionali stanno creando un contesto di elevata volatilità.
Queste le 3 principali cause:
1° L'impatto dei dazi e delle tensioni commerciali: l'introduzione di nuove barriere tariffarie da parte degli Stati Uniti ha scatenato ripercussioni globali. Il commercio internazionale è rallentato e la produzione industriale di diversi Paesi ha subito contraccolpi. Il settore manifatturiero europeo, già indebolito dalla crisi energetica del 2024, sta affrontando un ulteriore rallentamento, con l’indice PMI manifatturiero dell’Eurozona sotto quota 50, segnale di contrazione. Nel momento in cui scrivo, a Piazza Affari gli indici scivolano in rosso, in linea con i mercati europei e con Wall Street dopo le nuove dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump, che annuncia il raddoppio dei dazi sui metalli importati dal Canada fino al 50% e minaccia di aumentare in maniera sostanziale i dazi sulle auto provenienti sempre dal Canada a partire dal 2 di aprile. Uno scenario che apre all’ipotesi di un forte aumento dei prezzi delle importazioni statunitensi, a scapito sia di tutte le aziende manifatturiere che importano prodotti intermedi sia di tutti i rivenditori che vendono beni importati. Gli studi condotti nel 2018, anno in cui Donald Trump ha imposto per la prima volta i dazi (soprattutto sulle merci provenienti dalla Cina), suggeriscono che alla fine sono stati i consumatori statunitensi a pagarne le spese: in fin dei conti, i dazi non sono che una tassa aggiuntiva ed è quasi inevitabile che possano avere un effetto inflazionistico. Secondo la Budget Lab di Yale, la politica tariffaria aggressiva di Trump potrebbe costare fino a 2.000 dollari annui in più per famiglia, con l'incidenza dei dazi a livelli che gli USA non vedevano dal 1943. Se questo dovesse concretizzarsi, la FED, già oggi alle prese con la difficile battaglia per far rientrare l'inflazione core, potrebbe rallentare ulteriormente il taglio dei tassi d'interesse e questo ai mercati non piace. Non solo, una risalita dell'inflazione potrebbe frenare i consumi delle famiglie americane - la vera forza motrice dell'economia statunitense - con effetti negativi per la crescita economica. Anche le aziende non dormono sonni tranquilli, l’introduzione di tariffe ondivaghe e imprevedibili sta creando un’incertezza insostenibile. La confusione frena gli investimenti e gli indicatori sulle intenzioni di spesa delle imprese sono già entrati in territorio negativo, anticipando una possibile contrazione economica.

2° La corsa al riarmo europeo e le dichiarazioni del futuro cancelliere tedesco Friedrich Merz: dopo le dichiarazioni di Donald Trump e J.D. Vance sul disimpegno americano sul fronte NATO nel Vecchio Continenete, l'Europa, per bocca della Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, ha annunciato il piano Rearms Europe che ha l'obiettivo di spendere circa 800 miliardi di euro per finanziare la spesa in armamenti e difesa. Si discute, tra l'altro, la possibilità di escludere queste spese dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita. Friedrich Merz ha raggiunto un accordo con i Socialdemocratici (SPD) per allentare il rigoroso “freno al debito” previsto dalla Costituzione tedesca: le spese per la difesa potrebbero adesso superare l’1% del PIL nazionale, essendo così esentate dal vincolo costituzionale preesistente, e verrebbe istituito un veicolo speciale di 500 miliardi di Euro destinato al finanziamento delle infrastrutture per i prossimi dieci anni. Quello che da molti è stato definito un vero e proprio “bazooka fiscale” sancisce un punto di svolta epocale in un paese come la Germania che nell’ultimo ventennio ha fatto dell’austerity una parola d’ordine. In tutta risposta, “scommettendo” sulla spinta all’economia nazionale stagnante e preparandosi ad un aumento dell’indebitamento da parte del nuovo governo, gli investitori hanno reagito con un sell-off obbligazionario “lampo”, propagatosi in buona parte del mercato obbligazionario europeo: il Bund tedesco a dieci anni è salito di 31 punti base mercoledì, registrando il più ripido aumento giornaliero dal 1997 e raggiungendo quota 2.87% nelle contrattazioni mattutine di ieri. Ad oggi, l’irripidimento della curva dei rendimenti tedesca sembra dunque prezzare l’aspettativa di maggiori emissioni e di un livello di debito in salita, insieme a probabili conseguenti recrudescenze inflazionistiche. Rendimenti in salita comportano prezzi dei titoli obbligazionari in calo. Anche i BTP italiani hanno sofferto ampiamente a causa dei già elevati livelli di debito pubblico e bassa crescita.

3° I timori di una recessione paventata da Donald Trump: domenica sera, in un'intervista a FoxNews, il Presidente degli Stati Uniti, di fronte alla domanda diretta sulla possibilità di recessione entro l'anno, non se l’è sentita di escluderla ed ha ammesso candidamente che il suo piano sta creando "un periodo di transizione". Sin dal suo insediamento, infatti, Trump ha ingaggiato una sorta di braccio di ferro con la FED: mentre quest'ultima ha rallentato il ritmo del taglio dei tassi di interesse a causa del rallentamento della discesa dell'inflazione core e delle possibili ripercussioni inflattive che le politiche di Trump potrebbero determinare, il Presidente repubblicano vorrebbe una FED più accomodante per non ostacolare il suo programma elettorale che, se attuato, farebbe aumentare notevolemente il deficit americano. Dopo l'intervista, il sospetto maturato tra gli operatori è che, pur di riuscire nel suo intento, Donald Trump sarebbe disposto a "pilotare" l'economia statunitense verso una recessione che costringerebbe la FED a tagliare i tassi. Per questo, gli indici americani hanno registrato ulteriori perdite dopo i cali della scorsa settimana: il Dow Jones ha chiuso in ribasso del 2,08%, l'S&P 500 ha lascia sul terreno il 2,7% mentre il Nasdaq, l'indice di riferimento per i titoli tecnologici, è andato in caduta libera a -4%, registrando il suo più grande calo giornaliero da settembre 2022 ed entrando in territorio di correzione (in calo del 13% rispetto al prezzo di chiusura del 19 febbraio, quando il mercato ha preso una brusca svolta negativa). Anche le principali Borse europee hanno chiuso la seduta in deciso calo, dopo aver accentuato i ribassi nel pomeriggio alla luce dell’andamento molto negativo di Wall Street.
Come navigare l'incertezza nei mercati finanziari
In conclusione, le tensioni commerciali, le politiche economiche espansive e i timori di recessione stanno creando un contesto di elevata volatilità nei mercati finanziari. Se da un lato è comprensibile che gli investitori possano sentirsi disorientati di fronte a scenari così complessi, dall’altro è fondamentale mantenere un approccio razionale e basato su dati concreti. La storia ci insegna che fasi di instabilità e correzioni di mercato non sono un fenomeno inedito. Recessioni, guerre commerciali e cambiamenti nelle politiche monetarie hanno sempre avuto un impatto sui mercati nel breve termine ma nel lungo periodo i mercati finanziari hanno dimostrato una capacità di ripresa significativa. Ciò che fa la differenza è il modo in cui gli investitori affrontano questi momenti: reazioni emotive e decisioni affrettate possono compromettere gli obiettivi finanziari, mentre una strategia solida e diversificata consente di attraversare anche le fasi più turbolente.
Nel prossimo articolo analizzeremo cosa è successo in passato in occasione di una recessione e quali strategie un investitore dovrebbe adottare per proteggere e ottimizzare il proprio portafoglio in contesti di elevata incertezza economica.
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